Vuoi aprire un ecommerce? Non dimenticarti della burocrazia

Categoria: Gestione operativa
Pubblicato il: 27-10-2017

La tecnologia è un settore in costante evoluzione e così, chi vuole aprire un ecommerce, si trova ad avere a disposizione numerosi strumenti e piattaforme per la creazione del sito.

Ma non basta l’innovazione digitale per aprire uno shop online, bisogna infatti essere allineati con le normative vigenti che, per reggere il passo con lo sviluppo tecnologico, vengono continuamente aggiornate.

 

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Non bisogna lasciarsi spaventare dalla burocrazia: è un mondo complesso ma necessario per garantire un servizio sempre più trasparente per i consumatori. Inoltre, spesso e volentieri tutela anche gli interessi degli imprenditori: è il caso della Direttiva 2000/31/CE, la quale permette di aprire un commercio online senza avere autorizzazioni preventive.

Ma andiamo con ordine: qual è il primissimo step burocratico che bisogna affrontare per aprire un ecommerce? L’apertura di una partita IVA. Ebbene sì, lo shop online a livello legislativo è riconosciuto come un’attività commerciale e per questo, oltre alla partita IVA, si richiede anche l’iscrizione alla Gestione Commercianti INPS o alla Gestione Separata (questo varia a seconda della natura del business, rivolgersi ad un commercialista in questi casi è la scelta migliore).

ComUnica: un’unica pratica per tante leggi

Fino a sette anni fa, i tempi per l’apertura di un commercio online erano particolarmente lunghi e costosi a causa dell’elevata quantità di documenti da presentare a diversi enti come Camera di Commercio, Agenzia delle Entrate, INAIL e altri.

Nasce così ComUnica - ovvero Comunicazione Unica - un procedimento burocratico che permette di inviare in una sola operazione tutti i file necessari per iniziare a lavorare nel mondo dell’ecommerce, come i modelli per INPS e INAIL e la SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) per lo Sportello Unico delle Attività Produttive. Questo ha portato ad un notevole risparmio non solo di tempo, ma anche di denaro.

Se hai intenzione di operare all’interno del mercato europeo, inoltre, non puoi assolutamente tralasciare l’iscrizione al VIES (Vat Information Exchange System), un sistema di controllo delle transazioni commerciali tra Paesi membri CEE (Comunità Economica Europea).

Art. 2250 del Codice Civile

Una volta adempiuto ai tuoi doveri burocratici di pre-apertura, bisogna passare alla realizzazione del sito di ecommerce, prestando particolare attenzione all’inserimento dei propri dati aziendali.

All’interno del Codice Civile, infatti, esiste un articolo che riguarda la presenza dei dati societari all’interno delle piattaforme online. Le informazioni da comunicare variano a seconda della natura giuridica dell’azienda: ditta individuale, società con due o più soci, S.P.A., S.R.L. e S.A.P.A.

In generale, bisogna fornire la Ragione sociale, il luogo in cui si colloca la sede centrale dell’azienda, numero di Partita IVA e il capitale sociale relativo all’ultimo bilancio. È obbligatorio pubblicare queste informazioni? Certo! In caso di mancato adempimento dell’art. 2250, si rischiano sanzioni pecuniarie tra i 206€ e i 2065€.

La vendita per corrispondenza e la tutela dei consumatori

Quando si parla di ecommerce, bisogna tenere a mente che, per la sua natura di commercio a distanza, viene regolato anche dalle normative del commercio per corrispondenza. In particolare, si fa riferimento al decreto legislativo 185/1999.

Tra i tanti aspetti presi in considerazione da questo testo ritroviamo innanzitutto l’obbligo di informazione, che riprende in parte i doveri descritti nell’art. 2250. In sostanza bisogna rendere facilmente fruibili identità e indirizzo dell’azienda, le caratteristiche dei prodotti venduti e i loro prezzi, le modalità di pagamento - contrassegno, bonifico, PayPal, etc... - di consegna del bene e molti altri dettagli fondamentali per i consumatori, come il diritto di recesso.

In particolare, per quanto riguarda l’accesso al reso, nel decreto si dice che il cliente ha diritto di rimandare indietro i beni, senza alcuna penalità e senza l’obbligo di specificarne il motivo, entro il termine di 10 giorni lavorativi dal giorno di ricevimento della merce.

Cookie e tutela della privacy

Hai mai notato che, ogni volta che apri un sito internet, compare un banner che ti chiede di accettare la normativa sui cookie? Dalla pubblicazione dell’art.122 del codice della privacy, è obbligatorio informare il cliente sull’utilizzo dei cookie e chiedere l’autorizzazione al loro salvataggio nel pc dell’utente.

A partire dal 2 giugno 2015, tutti coloro che vogliono aprire un ecommerce sono obbligati ad adeguarsi al Provvedimento “Individuazione delle modalità semplificate per l'informativa e l'acquisizione del consenso per l'uso dei cookie”. Questo comporta l’obbligo di inserire il banner di cui abbiamo parlato all’inizio del paragrafo.

Anche in questo caso esistono delle sanzioni in caso di mancato rispetto della norma, come multe tra i 6000€ e i 36000€. Una bella somma, vero?

Sebbene la burocrazia sia un argomento particolarmente ostico da affrontare, è fondamentale rimanere aggiornati in materia di norme e leggi attualmente in vigore, in modo da evitare inutili costi aggiuntivi dovuti a sanzioni pecuniarie.

Questa è solo una piccola parte delle normative presenti in Italia. Per ulteriori informazioni è necessario consultare un esperto o il sito del Ministero, su cui sono fruibili gratuitamente tutti i testi legislativi.

I settori dove conviene aprire un ecommerce

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